La valle dei vini, finalmente. O meglio, la zona dei vini, perché di valli ce ne sono diverse (Sonoma, Napa, Russian River…). Prima tappa a Sonoma, un paese che dopo un’accoglienza tipicamente americana con un lungo rettilineo costellato di drugstore, aree di servizio e centri commerciali, si apre su una piazza di stampo decisamente ispanico: case basse, negozietti e un enorme giardino al centro della piazza. Manca solo la statua di qualche heroe de la revoluciòn. Di diverso, rispetto al centroamerica, c’è la tipologia dei negozi: se la Bay Area è conosciuta per l’attenzione ai prodotti naturali e locali e per l’alimentazione sana, Sonoma è un distillato di queste tendenze. Frutta, vini, sementi, verdure: non manca nulla, e tutto è presentato con una cura che farebbe invidia ai nostri cesti gastronomici natalizi.
Compiendo un anello tra Sonoma Valley e Napa Valley scopriamo che queste due strade, grosso modo parallele, sono in realtà una raccolta di show room di aziende vinicole, che hanno però i vitigni a qualche chilometro di distanza. Già, perché una volta stabilito che il vino è un prodotto come un altro, la visibilità diventa importante e per far ciò è necessario rimanere nei pressi della strada principale. Chiariamo subito una cosa: a dispetto di qualche luogo comune, in California si trovano vini molto buoni.
Quello a cui non siamo abituati è, come dicevo, la parificazione del vino a un qualunque altro prodotto, unita alla classica trasparenza statunitense: entrando in un’azienda vinicola non ci si sente presi dai soliti dubbi “ma si potrà assaggiare? A chi chiedo? Dovrò lasciare una mancia?”. Che l’azienda sia piccola o grande, si viene accolti da personale competente che spiega quali sono le degustazioni possibili (in genere due: basic e premium) e i relativi prezzi. E poi sta lì, spiega i vini, cambia eventualmente i bicchieri e risponde alle domande. Se poi si vuole comprare bene, altrimenti si paga la degustazione, arrivederci e grazie.
Le aziende, pur rimanendo nei pressi della strada principale, valorizzano al massimo quello che hanno a disposizione, sia esso un giardino o un belvedere con vista sui colli. E naturalmente non può mancare, anche nelle aziende più piccole, l’angolo del merchandising. Insomma, per farla breve, al di là della qualità dei vini che pure è buona, c’è un sacco di gente che entra, degusta (e quindi paga), compra merchandising (e quindi paga) e magari si porta via qualche bottiglia (e quindi paga).
Per quanto ci riguarda ci fermiamo in un paio di posti a bere (per chi volesse approfondire e valutare meglio la differenza con le nostre: Arrowood Winery e Sattui Winery – quest’ultima fondata da italiani) e poi puntiamo di nuovo verso San Francisco. L’attraverseremo soltanto, andando dritti all’aeroporto per restituire la macchina a noleggio e per trovare un alberghetto vicino al terminal.