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Raccontando il jazz

martedì, novembre 8th, 2005

Della mia passione per il jazz avevo gi‡ parlato.
Ora ne scrive la mia pusher di racconti.

Soffio di libert‡

La citt‡ si sta lentamente spegnendo.
Umida di pioggia e di malinconia. E in un angolo, laggi˘, lontano dagli schizzi di fango e di chiasso, in una nicchia che protegge dal mondo, qualcuno fa jazz.
Se vi siete mai chiesti esiste líanima?, allora guardate quel nero laggi˘. Il suo sax tenore si illumina nella luce fredda dei lampioni, e vibra incandescente tra le sue mani tozze; cosíË che lo fa vivere? Pensate che sia saliva? Liquido ghiandolare comune a tutti i mortali? No. Quella che il nero vi sputa dentro Ë anima. La sua anima. Che síinfila nellíancia, che si insinua tra i tasti aperti e chiusi dalle dita frenetiche, che sbuca dallíenorme foro buio come la notte, splendente come un abbaglio di luce. Líanima, la sua anima, Ë diventata note. Note che veleggiano nellíaria, libere, uniche. Note che non ritorneranno mai nello stesso ordine, con la stessa vibrazione in una melodia sempre uguale, sempre diversa. Note che oscillano, si librano in giravolte, arzigogolano, spiccano un salto, si schiantano a terra. Note che riempiono le orecchie e i cuori di chi le sfiora.
Se quello di quel nero Ë solo liquido ghiandolare, signori, allora che si veneri la saliva, e il fiato, e le dita. Siano costruiti altari per loro, siano accesi ceri, perchÈ quella saliva Ë divina. Eí immortale. Eí libert‡. Eí jazz.

Emanuela Ricci
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