Pensieri e commenti su internet e su altre cose che mi stanno intorno

Archive for the ‘Personale’ Category

Settimo anno e niente crisi

mercoledì, dicembre 23rd, 2009

Me ne sono accorto quasi per caso: esattamente sette anni fa nasceva The Yorker. Dopo qualche cambio di hosting, di piattaforma e di template, siamo ancora qui.

Ora i post sono meno frequenti, più lunghi e contengono meno link, ma siamo ancora qui.

Nel frattempo mi sono sposato, ho cambiato due case e due città ma siamo ancora qui.

Cazzo, non trovo più l’uscita.

Internet Wayback Machine

Rispondere è cortesia

lunedì, novembre 30th, 2009

A volte le cose sono più semplici di quello che uno si immagina. Qualche settimana fa, in mezzo al boom di Google Wave e del relativo smercio sottobanco di inviti, ho deciso di fare una cosa semplice: invece di chiedere inviti di seconda mano a destra e a manca, ho spedito la richiesta direttamente tramite il sito ufficiale.

Ieri sera mi è arrivato l’invito a Google Wave.

Il volantinatore è un mestiere rischioso

venerdì, luglio 31st, 2009

La mattina successiva al nostro rientro, dopo che alla sera avevamo cenato ad un orario del tutto improbabile e messo alla frusta la lavatrice con le prime due o tre macchinate di una lunga serie, la mattina dopo, dicevo alle 11.30 suona il campanello.

Ora, dovete sapere che a casa nostra già in condizioni normali la mattina di un giorno festivo è dedicata al sonno, e quando dico “la mattina” intendo dire fino a mezzogiorno circa. Aggiungete i 15 giorni precedenti non esattamente riposanti (stupendi, ma non riposanti), il rientro da Malpensa, le macchinate, ecc… E capirete che un campanello che suona alle 11.30 è qualcuno che ti tira giù dal letto all’alba. Il proprietario del dito che sta pigiando il campanello deve quindi avere un ottimo motivo.

“Sì?”

[voce squillante] “Buongiorno! Sono Davide, sto lasciando nella posta un avviso per un’assemblea che si terrà…”

“Ecco, allora lo lasci nella posta, grazie”

Dopo diverse ore e diverse lavatrici, usciamo e mettiamo mano alla cassetta della posta: si tratta di un volantino che ritrae tante facce allegre e una scritta “Come farai a sopravvivere alla fine del mondo?”

Mentre mi interrogo su come farò, penso che se avessi visto subito il motivo per cui Davide mi aveva tirato giù dal letto, la fine del suo mondo sarebbe stata più vicina di quella del mio.

Di nuovo a casa

venerdì, luglio 31st, 2009

Nel frattempo sono tornato, e la Turchia è bellissima e il gozleme buonissimo, e seguiranno pensieri più approfonditi. Volevo solo segnalare un servizio che ho trovato molto utile per i viaggi all’estero: arrivedOK.

Ci si registra, si inseriscono i dati del viaggio (o si importano da Tripit) e le persone che devono essere arrivate del nostro arrivo. Dopodiché fa tutto il servizio: appena l’areo atterra e si accende il cellulare, arrivedOK lo rileva e spedisce i messaggi (sms o email) ai destinatari scelti in precedenza. Anche il messaggio è personalizzabile. Ovviamente il vantaggio rispetto alla telefonata o al messaggio inviato direttamente è duplice: viene fatto in automatico, evitando di aggiungere un’altra cosa da fare alle tante che già ci assillano nel post-sbarco, e inoltre è gratis, dato che il messaggio non parte dal nostro telefono. E con le tariffe di roaming estero che ci sono in circolazione non è roba da poco.

L’ho testato e funziona; ad un destinatario non è arrivato il messaggio ma è difficile incolpare un bug, dato che sono stato io a dimenticare di cliccare “salva”. In beta test ancora per un mese, poi è possibile che si inizi a pagare.

ArrivedOK, Tripit

Sapevatelo

venerdì, luglio 10th, 2009

Ve l’avevo detto che questo blog non si aggiornerà per due settimane perché andrò a zonzo per la Turchia? No? Beh, ora sì.

Ah, ecco

venerdì, giugno 12th, 2009

Il fumo di cui parlavo ieri su Twitter derivava dall’incendio della discarica di Borgoforte.

Piacenzasera.it

Coming out

venerdì, aprile 3rd, 2009

Non dobbiamo più nasconderci, ora possiamo uscire dall’armadio. Dopo che siamo stati sdoganati dal New York Times, che ci ha dedicato l’articolo principale dell’homepage, possiamo dirlo a tutti: giocare ai giochi da tavolo non è una vergogna.

NYT

La grazia del vivere in provincia

giovedì, gennaio 22nd, 2009

Mi serve il certificato di residenza. Sul sito del Comune di Piacenza scopro che si può ottenere anche presso le Circoscrizioni. Chiamo. Non c’è il risponditore automatico, ma una persona in carne ed ossa che proclama allegramente “prontiiii”. Espongo brevemente il motivo della telefonata, e mi aspetto di essere smistato a qualcun altro; invece non è così, chi mi ha risposto mi fornisce anche le informazioni. La richiesta del certificato si fa verbalmente, e il rilascio è immediato. “Può venire mia moglie? Devo fare una delega?” “Ma che delega; la mandi e basta, tanto è una di famiglia”.

Se è un bentornato, lo apprezzo molto.

"Però a Milano sono organizzati"

giovedì, gennaio 8th, 2009

Dopo che ieri i treni hanno circolato a targhe alterne (al mattino era chiuso il passante e circolava la S3, alla sera viceversa), stamattina qualche creativo ha deciso di far passare i treni all’orario del passante ma con destinazione da S3. Probabilmente un annuncio sul treno cercava di spiegare la cosa. Dico “probabilmente” perché in realtà tutto quello che si sentiva era una serie di suoni in stile Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo.

Ah, dato che con la neve la gente tende a lasciare a casa la macchina e usare i mezzi pubblici, il treno era composto solo da 4/5 carrozze, mentre normalmente sono il doppio.

Tango/2

martedì, dicembre 9th, 2008

Come dicevo, dopo la prima lezione ce ne sono state altre. Peccato che tra la prima e le altre ci sia stato un buco di almeno tre lezioni. Così ci siamo presentati, forti di numerosi allenamenti praticati in soggiorno approfittando dell’attuale scarsità di mobilio, e pronti a sfoggiare la nostra salida basica.

I maestri fanno un riassunto delle puntate precedenti e le nostre mascelle crollano a terra: gli otto passi di base sono stati presi, tirati, allungati, modificati e decorati fino a formare una cosa che, scopriamo ora, si chiama “ocho”. Nel dubbio che la transizione fosse troppo semplice, di ocho ce ne sono due: avanti e indietro. Per semplificare ulteriormente, e andando contro la logica generale del tango che prevede che sia l’uomo a guidare, i termini avanti e indietro si riferiscono alla prospettiva della donna. Capite che ce n’è abbastanza per scappare via urlando; e invece no.

La prima difficoltà che si incontra è che la salida e l’ocho hanno i primi due passi in comune; dato che due tangueri che si rispettino non si accordano prima sulle figure, dev’essere l’uomo a far capire alla donna che cosa intende fare, tramite il linguaggio del corpo. Il che non significa, purtroppo, che si possa alzare la spalla o strizzare l’occhio come a briscola, ma che l’uomo deve muoversi in modo che la donna capisca quale figura si andrà a fare. A ben vedere la figura che andiamo a fare è sempre la stessa, ma non vorrei diventare volgare.

Una volta capito che si sta facendo questo benedetto ocho, c’è un’ulteriore difficoltà: come dicevo, gli ocho sono due, e ognuno dei due ha una sua “uscita”, e vigliacca boia se mi ricordo come si esce da uno e come dall’altro. Il risultato è che una volta impostato l’ocho tendiamo a farlo ad libitum, mentre l’occhio mi diventa sempre più vacuo nel tentativo di ripescare la giusta uscita dalla memoria. Dopo un tempo decisamente troppo lungo, dopo essere stato riportato sulla terra dalla metà (“Allora? Finiamo ’sto passo o usciamo così dalla sala?”), e forte del 50% di possibilità di azzeccare l’uscita giusta, mi butto; contravvenendo a ogni teoria di calcolo probabilistico, 9 volte su 10 sbaglio e incappiamo nella figura di cui sopra.

Il che mi ricorda alla lontana i miei primi (e unici) tentativi di imparare a sciare: la discesa tutto sommato mi riusciva, ma mi mancava completamente la nozione dell’arresto sicuro.

(seguiranno altre puntate, compresa The One With All The Shoes)