Pensieri e commenti su internet e su altre cose che mi stanno intorno

Archive for the ‘Internet’ Category

Però qui aspettiamo ancora i telefilm

martedì, aprile 3rd, 2007

Come previsto, è arrivato l’annuncio di EMI e Apple: a breve si potranno scaricare dall’iTunes Music Store brani non protetti da DRM e con una qualità più elevata (256 Kbs invece di 128) di quelli finora disponibili.

There is no such thing as a free lunch, dicono gli anglosassoni, e infatti questo tipo di canzoni costerà un po’ di più ($1.30 in USA).

Wired 

Richiudere il vaso di Pandora

martedì, marzo 20th, 2007

Negli Stati Uniti potrebbero entrare in vigore nei prossimi mesi nuove tariffe per le web radio, cioè un nuovo calcolo delle royalties che i broadcaster devono pagare alle case discografiche per la messa in onda dei brani; se così fosse, e se la proposta del Copyright Royalty Board non venisse alterata, la maggior parte delle web radio potrebbe chiudere. E anche i servizi simili, tipo il favoloso Pandora.

La proposta, infatti, prevede il passaggio dalla tassazione attuale, calcolata in percentuale sui ricavi, ad una tassazione un tanto a canzone e un tanto ad ascoltatore. E, come se non bastasse, con un minimo di 500 $ per canale. Siti come Pandora, che consentono ad ogni utente di creare i propri canali (fino a 100), si troverebbero a dover corrispondere cifre assurde e verosimilmente non sostenibili.

Lo sgancio completo tra la tecnologia di trasmissione in rete e il modello di calcolo delle tariffe è evidente. D’altronde nel Congresso ci sono persone come il Senatore Stevens, che in un discorso sulla neutralità della rete definisce internet “a series of tubes”.

I paralleli che si possono tracciare con la situazione italiana sono numerosi e poco incoraggianti.

Business Week, Radio and Internet Newsletter, Public Knowledge

Fermate il web, o almeno le animazioni

martedì, marzo 20th, 2007

Le immagini in movimento sono il male. Questo si è sempre detto nei corsi di webdesign, questo ha sempre sostenuto il guru Jakob Nielsen. In vari alertbox del 1996, 1999 e 2005 venivano demonizzate prima le gif animate e il tag marquee e poi la loro naturale evoluzione, cioè le animazioni Flash.

Ora, non è che tutto quello che dice Nielsen vada preso per oro colato, anzi il buon Jakob ha la tendenza a comportarsi da gesuita del web, però un fondo di verità c’è: onestamente le immagini in movimento danno fastidio, quando sono inserite in un contesto di pagina statica. E’ come se al cinema ci fosse uno che corre avanti e indietro sotto allo schermo brandendo uno striscione: il film lo vedi lo stesso, ma ti viene voglia di sparare al tizio.

Allora com’è che la maggior parte dei siti big sembra un palazzo di Times Square? Sta a vedere che filmati e animazioni danno fastidio solo a me, e al prossimo giro mi troverò ad agitare il bastone contro i giovani d’oggi.

Useit.com

Pagherete caro, pagherete tutto

lunedì, marzo 19th, 2007

Di dibattiti su quale modello economico sia il migliore per la versione online dei giornali è piena la rete, e nessuna soluzione si è dimostrata universalmente valida. Ma David Lazarus, di SFGate, ha un’idea geniale: tutti i giornali online dovrebbero farsi pagare per accedere ai contenuti (attenzione: non per accedere ai contenuti premium, ma a tutti i contenuti)

The answer, I think, is that newspapers have to go further. They have to be prepared to charge for online access to their products just as they charge for print access.

E’ verosimile, però, che il primo giornale a compiere questo passo venga poi tagliato fuori dal mercato, poiché i lettori si rivolgeranno agli altri giornali che hanno mantenuto l’accesso gratuito. Ma Lazarus ha la seconda intuizione geniale: tutti i giornali devono agire all’unisono:

For this to work, the entire industry would have to come together and unite in saying that the era of the free online lunch is over.

Dice: ma non è che si configura come cartello illegale? Certamente: se tutti gli editori si mettono d’accordo dall’oggi al domani per far pagare qualcosa che finora era offerto gratuitamente, l’Antitrust potrebbe avere qualcosa da dire.

E qui Lazarus si dimostra un vulcano di idee, sfornando l’ennesima soluzione: gli editori compatti dovrebbero andare davanti al Congresso a chiedere un’esenzione dalle norme antitrust. Buona fortuna.
SFGate.com, via Poynter

Chi offre di più?

martedì, marzo 6th, 2007

Stando a quanto dice La Stampa, Bbc e Ibm starebbero andando verso il web 3.0. In realtà leggendo l’articolo originale sul Guardian si capisce che la novità non è esattamente dietro l’angolo.

La Stampa, Guardian 

Yorker 1.9

lunedì, marzo 5th, 2007

Stavo giusto conversando via email con alcune persone riguardo ai vari siti di social networking, e sarà telepatia o sarà intercettazione, Mantellini ha pubblicato un post che centra in parte l’argomento, esattamente come lo stavamo trattando.

In aggiunta alle considerazioni di Mantellini, che condivido, posso dire che alcuni di questi siti (MySpace in testa) mi sembrano clamorosamente brutti. Il Web 2.0 è inteso anche come un nuovo e più fresco stile di web design, ma decisamente non è il caso di MySpace. Andando oltre al discorso estetico, è l’eccessiva vaghezza che mi lascia perplesso: la sensazione che ho quando sono sulla pagina del mio profilo (perché fondamentalmente sono curioso, e quindi ne ho uno sia in Friendster che in MySpace) è quella di non sapere cosa fare.

Potrei mettermi a guardare i profili dei nuovi utenti, o di quelli più popolari, ma ho l’impressione di farmi gli affari degli altri (lo so che è uno dei pilastri portanti di questo tipo di community, ma è più forte di me) e quindi generalmente mi astengo. Potrei cercare altre persone con i miei stessi interessi, ma gli utenti hanno la tendenza a elencare qualcosa come venti interessi diversi, risultando in elenchi lunghissimi di presunti interessati a questo o quello. A parte questo, se voglio trovare persone interessate, per esempio, ai giochi da tavolo ci sono molte altre community ben più mirate.

Un’altra presunta funzione del social network è quella di permettere la comunicazione con gli amici; ma degli amici (sia di quelli conosciuti fisicamente che di quelli “virtuali”) generalmente ho le coordinate di instant messaging, sistema che trovo molto comodo.

Insomma: sarà una questione di età, ma quando apro MySpace sto lì un paio di minuti, guardo le numerose foto in homepage, apro la mia pagina che mi ricorda che non ho amici (grazie, eh?) e poi chiudo.

Il mio apporto al Web 2.0 e allo user-generated content si limita alla scrittura di questo blog, per il momento.

Bloogy Sundays, L’Atene non s’apre!, Manteblog, Web design from scratch

E' arrivato l'iPhone

lunedì, dicembre 18th, 2006

Solo che non lo produce la Apple.

Daily Tech 

Lasciamoli camminare

venerdì, novembre 3rd, 2006

Due anni fa era Lost, ora è Studio 60 On Sunset Strip: è la serie tv che segna il vero digital divide. Chi ha accesso all’adsl e quindi può vedere le puntate in contemporanea con gli USA ne può parlare, gli altri sono tagliati fuori.

Beh, forse saprete che i ratings di questo telefilm sono in declino e pochi giorni fa Slate si domandava se poteva essere salvato. La soluzione proposta da Slate consisteva nel migliorare gli standard del meta-show, ossia dello show finto dentro lo show vero (per chi ancora non lo sapesse, Studio 60 racconta ciò che succede dietro le quinte di uno spettacolo tipo Saturday Night Live).

Ma c’è chi ha pensato di creare un sito dedicato alla salvezza dello show, Save Studio 60, in cui propone una petizione online a cui finora hanno aderito un migliaio di appasionati.

Ah, il titolo è un riferimento all’uso frequente (ai limiti dell’abuso) del dialogo itinerante, o come diavolo volete tradurre la walk and talk routine.
Left Wing, Wittgenstein, Slate, Save Studio 60, Wikipedia

As seen on TV

mercoledì, novembre 1st, 2006

Se non vi interessa scaricare i nuovi episodi di Lost o di House, ma semplicemente guardarli, allora il sito TV Links è quello che fa per voi: niente download, ma solo streaming.

Ovviamente la qualità della trasmissione dipende dall’ampiezza della banda.

TV Links

Non siamo qui per vendere ma per regalare

lunedì, ottobre 23rd, 2006

Il mondo dei quotidiani online è piuttosto vario, per quanto riguarda i modelli di business. Di recente la bilancia ha cominciato a pendere dalla parte dei contenuti a pagamento. Tra gli altri New York Times ed Economist hanno un’ampia sezione Premium, idem (con le dovute proporzioni) per il Riformista e, il cielo abbia pietà di loro, la Libertà di Piacenza.
El Mundo carica il piatto dall’altra parte, rendendo disponibili gratuitamente i propri archivi dal 1994 a oggi.

El MundoÂ