Uno che ce l’ha fatta
giovedì, aprile 5th, 2012Da commentatore di un post a sceneggiatore professionista in due settimane.
Sembra il titolo di uno dei tanti “how to” che si trovano all’Autogrill, invece a James Erwin è successo davvero, come racconta Wired. Il post era una semplice domanda, una delle tante che si trovano su Reddit, e riguardava la possibilità di distruggere l’impero romano facendo viaggiare nel tempo un battaglione di marines; Erwin ha risposto iniziando a raccontare la storia dei marines che si trovano a fronteggiare i centurioni, e già dalla prima risposta gli utenti di Reddit hanno mostrato di apprezzare parecchio. Al primo commento Erwin ne ha fatti seguire altri e poi altri ancora fino a che, qualche ora dopo, è stato contattato da un produttore di film.
Da cosa nasce cosa e ora Erwin ha lasciato il suo vecchio lavoro, è iscritto alla Writers’ Guild e ha siglato un contratto per scrivere la sceneggiatura del film basato sull’idea dello scontro tra impero romano e marines (per chi volesse cercare ulteriori informazioni: Rome Sweet Rome). Certo, si è trattato di essere visti dalle persone giuste con le conoscenze giuste, e certo Erwin aveva già scritto parecchio in rete, ma questo dimostra che, se anche si discute parecchio di user-generated content, la parte importante è il content e non chi lo genera.
Dimostra anche che le piattaforme di auto-pubblicazione non servono, diversamente da quanto si credeva all’inizio, a far diventare tutti celebrità ma semplicemente a fornire più occasioni di farsi notare. Se scrivi cose interessanti, è probabile che prima o poi qualcuno se ne accorga; se scrivi minchiate, farle leggere a mezzo mondo non sarà di nessun aiuto.
Wired, Reddit
Salva la talpa, salva il libro
mercoledì, giugno 22nd, 2011La digitalizzazione dei documenti cartacei, come ben sa chiunque abbia usato l’OCR, si porta dietro un buon numero di errori. Correggere gli errori è un’attività intrinsecamente noiosa. In Finlandia hanno pensato che si potesse renderla più divertente, e ci sono riusciti.
La National Library of Finland si è affidata a Microtask, giovane società specializzata nella ludificazione (o come caspita volete tradurre gamification), la quale ha creato un paio di giochini in cui si devono salvare alcune talpe mediante la correzione o l’identificazione di parole scannerizzate.
Ne parla ampiamente, riportando altri esempi di gamification, la BBC.
Digitalkoot (versione inglese), BBC
Una gioia per gli occhi
lunedì, novembre 22nd, 2010Anche quest’anno il concorso fotografico del National Geographic regala non poche soddisfazioni. Big Picture pubblica una selezione di 47 foto, con le didascalie fornite dagli stessi fotografi.
The Big Picture
Spigolature
martedì, ottobre 5th, 2010Articoli lunghi e interessanti che ho colto qua e là a partire dall’inizio dell’estate, soprattutto grazie a Instapaper:
- Una cover story di Time del 1983 sulla pena di morte;
- Business Week sulla crisi greca;
- Slate sul bullismo e sul mobbing, prendendo spunto dal suicidio di Kevin Morrissey, redattore del Virginia Quarterly Review.
Instapaper, Time, Business Week, Slate
Più tardi, con calma
mercoledì, aprile 28th, 2010Per chi apprezza gli articoli lunghi, magari letti con calma tramite Instapaper, il sito Longform.org è il paese dei balocchi.
Instapaper, Longform.org
Cose per cui pagherei
venerdì, febbraio 26th, 2010Troppo spesso, nella polemica sull’opportunità di far pagare la fruizione dei contenuti giornalistici online, si fa finta di non sapere che non tutti i contenuti sono uguali: ci sono rilanci di comunicati stampa che preferirei non vedere nemmeno gratis e articoli che, da soli, valgono il prezzo del biglietto.
Tra questi ultimi segnalo il lungo articolo in cinque parti che Slate dedica alla cattura di Saddam e all’utilizzo, ai fini della cattura, delle reti sociali (nell’accezione sociologica del termine). Da segnalare anche che il prezzo del biglietto, in questo caso, è zero.
Slate (il link è al primo articolo, gli altri sono a seguire)
La fantasia al potere
venerdì, gennaio 22nd, 2010Se gli utenti di RockYou sono un campione significativo, allora la gente non prende molto sul serio la sicurezza delle password. La password più utilizzata sul sito è 123456, e bastano 639 password per coprire il 10% degli utenti.
Questi dati sono stati estrapolati dalla società Imperva dopo che, a causa di un attacco hacker, una lista di 32 milioni di account con relativa password era stata pubblicata su internet. Il tutto è stato poi sintetizzato in un articolo del New York Times.
New York Times
Adblock con gli steroidi
martedì, novembre 3rd, 2009D’accordo che la pubblicità è il meccanismo che permette a tanti contenuti di essere fruibili in rete, però spesso si esagera. Certo, l’era delle gif animate e dei marquee è finita, ma non per questo ci troviamo davanti meno distrazioni, quando tentiamo di leggere qualcosa in rete. Si dà talmente per scontato che l’utente medio ha un comportamento da toccata e fuga, che si fa di tutto per attirarne l’attenzione. Però c’è anche gente che vorrebbe aprire un articolo di giornale e leggerlo in santa pace, senza il timore di fare un rollover nel punto sbagliato e di risvegliare il Kraken sottostante.
Esistono diversi adblock per limitare questo delirio, sia preconfigurati nei browser che scaricabili come plugin. Però c’è anche Readability, di cui faccio prima a mostrare due immagini che non a spiegare il funzionamento:
Molto meglio, vero? In pratica quando siete su una pagina che vi interessa leggere con calma, cliccate sul bookmarklet e vi appare una roba come la seconda schermata, decisamente più pulita.
Readability
Casomai lo importiamo di nuovo
lunedì, maggio 18th, 2009Dell’anomalia del fenomeno Twitter, esploso prima in Italia che negli Stati Uniti, ha parlato anche Luca Sofri sul Huffington Post due mesi fa. L’atteggiamento di molti, mi pare di capire, è di considerare i due fenomeni come equivalenti, e solo traslati nel tempo. In altre parole: “giocateci pure, tanto fra poco vi passa”.
Non sono tanto d’accordo. Quando Twitter è arrivato da noi, circa due anni fa, ha avuto molto seguito, molta gente che faceva la conta dei followers ma poco altro. Nessuno ha pensato a come sfruttare uno strumento innovativo, che andasse al di là del prendere alla lettera la domanda standard di Twitter, “What are you doing?”. Ho l’impressione, invece, che negli Stati Uniti siano un po’ più fantasiosi: hanno creato siti che raccolgono i migliori cinguettii; David Pogue, esperto di tecnologia del New York Times, fa domande giornaliere ai suoi follower, e raccoglierà le migliori risposte in un libro; le celebrità si sono buttate in massa sul mezzo, ma senza utilizzarlo per fare pubblicità (Demi Moore, LeBron James e perfino Mike Massimino dallo Space Shuttle).
Non so: magari la febbre passerà in fretta anche dall’altra parte dell’oceano, ma almeno l’avranno sfruttata meglio.
Huffington Post, Favrd, David Pogue, AstroMike
Mica tanto daily
venerdì, aprile 17th, 2009La rubrica sportiva di Salon, King Kaufman Daily, chiude.
Salon


