Pensieri e commenti su internet e su altre cose che mi stanno intorno

Archive for settembre, 2010

Un po’ come Bodini

lunedì, settembre 27th, 2010

E’ iniziata la regular season della NFL, anzi per dirla tutta siamo già alla terza settimana. La situazione della rosa degli Steelers è un po’ particolare: il quarterback titolare Ben Roethlisberger è squalificato per le prime quattro giornate, inoltre uno dei quarterback di riserva (infortunato) era stato lasciato andare per far posto a un difensore.

Dei due quarterback rimasti uno si è fatto male durante la seconda partita, così è toccato al veterano Charlie Batch il compito di reggere la baracca. Anche la storia di Batch è particolare: nato nei dintorni di Pittsburgh, va a debuttare a Detroit dove per quattro anni gioca titolare; gioca anche piuttosto bene ma è un po’ troppo portato per gli infortuni, e quando nel 2001 la squadra di Detroit viene rivoluzionata, il buon Charlie viene tagliato.

La rivoluzione ha anche portato a Pittsburgh Kevin Colbert, che nel 1998 faceva l’osservatore per Detroit e che aveva pescato dal draft proprio Charlie Batch. Per farla breve, gli Steelers offrono a Batch un contratto come giocatore di rimpiazzo, e lui accetta. Gioca poco ma quando gioca è incisivo; questa capacità, oltre al fatto di essere nativo dell’area di Pittsburgh, ne fanno un idolo dei tifosi.

Tornando a quest’anno, gli Steelers hanno vinto le prime tre partite giocate, di cui una e mezzo per merito di Batch. Vedremo cosa succederà alla quinta giornata, quando terminerà la squalifica di Roethlisberger. Verosimilmente, Batch tornerà a fare il rimpiazzo e a godersi la stima dei fan.

Wikipedia, Steelers.com

Oh, Calcutta!

martedì, settembre 14th, 2010

Che nel giornalismo anglosassone sia più presente l’inchiesta condotta in proprio, rispetto ai rilanci di agenzie, non è certo una novità. Un sottogenere del giornalismo d’inchiesta è quello in cui il giornalista partecipa direttamente a un’attività per poi descriverla dall’interno. Se è bravo, il lettore ha la sensazione di vivere personalmente l’esperienza.

Una delle migliori in questo campo è Emily Yoffe, che tiene la rubrica Human Guinea Pig (cavia umana, insomma) su Slate. L’ultima delle sue inchieste riguarda una vacanza in un campo per nudisti.

Slate

Wine Country

lunedì, settembre 6th, 2010

La valle dei vini, finalmente. O meglio, la zona dei vini, perché di valli ce ne sono diverse (Sonoma, Napa, Russian River…). Prima tappa a Sonoma, un paese che dopo un’accoglienza tipicamente americana con un lungo rettilineo costellato di drugstore, aree di servizio e centri commerciali, si apre su una piazza di stampo decisamente ispanico: case basse, negozietti e un enorme giardino al centro della piazza. Manca solo la statua di qualche heroe de la revoluciòn. Di diverso, rispetto al centroamerica, c’è la tipologia dei negozi: se la Bay Area è conosciuta per l’attenzione ai prodotti naturali e locali e per l’alimentazione sana, Sonoma è un distillato di queste tendenze. Frutta, vini, sementi, verdure: non manca nulla, e tutto è presentato con una cura che farebbe invidia ai nostri cesti gastronomici natalizi.

Compiendo un anello tra Sonoma Valley e Napa Valley scopriamo che queste due strade, grosso modo parallele, sono in realtà una raccolta di show room di aziende vinicole, che hanno però i vitigni a qualche chilometro di distanza. Già, perché una volta stabilito che il vino è un prodotto come un altro, la visibilità diventa importante e per far ciò è necessario rimanere nei pressi della strada principale. Chiariamo subito una cosa: a dispetto di qualche luogo comune, in California si trovano vini molto buoni.

Quello a cui non siamo abituati è, come dicevo, la parificazione del vino a un qualunque altro prodotto, unita alla classica trasparenza statunitense: entrando in un’azienda vinicola non ci si sente presi dai soliti dubbi “ma si potrà assaggiare? A chi chiedo? Dovrò lasciare una mancia?”. Che l’azienda sia piccola o grande, si viene accolti da personale competente che spiega quali sono le degustazioni possibili (in genere due: basic e premium) e i relativi prezzi. E poi sta lì, spiega i vini, cambia eventualmente i bicchieri e risponde alle domande. Se poi si vuole comprare bene, altrimenti si paga la degustazione, arrivederci e grazie.

Le aziende, pur rimanendo nei pressi della strada principale, valorizzano al massimo quello che hanno a disposizione, sia esso un giardino o un belvedere con vista sui colli. E naturalmente non può mancare, anche nelle aziende più piccole, l’angolo del merchandising. Insomma, per farla breve, al di là della qualità dei vini che pure è buona, c’è un sacco di gente che entra, degusta (e quindi paga), compra merchandising (e quindi paga) e magari si porta via qualche bottiglia (e quindi paga).

Per quanto ci riguarda ci fermiamo in un paio di posti a bere (per chi volesse approfondire e valutare meglio la differenza con le nostre: Arrowood Winery e Sattui Winery – quest’ultima fondata da italiani) e poi puntiamo di nuovo verso San Francisco. L’attraverseremo soltanto, andando dritti all’aeroporto per restituire la macchina a noleggio e per trovare un alberghetto vicino al terminal.

A casa, per ora

venerdì, settembre 3rd, 2010

In attesa che Scotland Yard completi le indagini, l’ICC (il corrispondente della FIFA per il cricket) ha deciso di sospendere i tre giocatori pakistani coinvolti nello scandalo delle scommesse truccate. Il trucco sta nel favorire determinati eventi, che vengono messi nel giro delle puntate dai bookmaker. E’ come se nel calcio qualcuno scommettesse sul fatto che nel primo minuto di gioco ci sarà una rimessa laterale.

E l’esempio non è campato in aria: un anno fa l’ex attaccante del Southampton Matt Le Tissier dichiarò di aver calciato deliberatamente la palla verso la linea laterale subito dopo aver battuto il calcio d’inizio, in modo da vincere la scommessa che lui stesso aveva piazzato. Solo che un compagno, ovviamente ignaro della scommessa, ha salvato la palla e Le Tissier è stato costretto a correre e partecipare all’azione in modo da buttarla finalmente fuori e limitare i danni.

Questo genere di scommesse, effettuate su eventi marginali, si chiama spot-fixing. Data la natura degli eventi, questi ultimi sono facilmente manipolabili dai protagonisti ed è estremamente difficile capire se qualcuno sta barando.

Cricinfo, BBC News, Cricket.co.uk