Pensieri e commenti su internet e su altre cose che mi stanno intorno

Casomai lo importiamo di nuovo

Dell’anomalia del fenomeno Twitter, esploso prima in Italia che negli Stati Uniti, ha parlato anche Luca Sofri sul Huffington Post due mesi fa. L’atteggiamento di molti, mi pare di capire, è di considerare i due fenomeni come equivalenti, e solo traslati nel tempo. In altre parole: “giocateci pure, tanto fra poco vi passa”.

Non sono tanto d’accordo. Quando Twitter è arrivato da noi, circa due anni fa, ha avuto molto seguito, molta gente che faceva la conta dei followers ma poco altro. Nessuno ha pensato a come sfruttare uno strumento innovativo, che andasse al di là del prendere alla lettera la domanda standard di Twitter, “What are you doing?”. Ho l’impressione, invece, che negli Stati Uniti siano un po’ più fantasiosi: hanno creato siti che raccolgono i migliori cinguettii; David Pogue, esperto di tecnologia del New York Times, fa domande giornaliere ai suoi follower, e raccoglierà le migliori risposte in un libro; le celebrità si sono buttate in massa sul mezzo, ma senza utilizzarlo per fare pubblicità (Demi Moore, LeBron James e perfino Mike Massimino dallo Space Shuttle).

Non so: magari la febbre passerà in fretta anche dall’altra parte dell’oceano, ma almeno l’avranno sfruttata meglio.

Huffington Post, Favrd, David Pogue, AstroMike

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