Anni difficili
Mio nonno è una brava persona, non farebbe del male a nessuno. Per cui capirete il mio stupore quando ho scoperto che anni fa, potendo, avrebbe ucciso un uomo.
E non per disgrazia o nell’impeto del momento, ma scientemente.
Erano, l’avrete immaginato, gli anni della II guerra mondiale, e mio nonno stava tornando dal lavoro in bicicletta. Abitava in campagna e lavorava a Piacenza, e allora la bicicletta era forse più importante di quanto non sia la macchina oggi, data la pressoché totale assenza dei mezzi pubblici.
Arrivato al paese, si trovò di fronte un gruppo di repubblichini locali in fuga e in cerca di mezzi di trasporto, e uno di questi gli ordinò di dargli la bicicletta. Mio nonno cercò di protestare, ma di fronte alla minaccia del fucile decise di consegnare il mezzo.
La situazione era grigia: niente bicicletta niente lavoro, e niente lavoro niente stipendio. Fortunatamente il meccanico del paese decise di dargli una bicicletta, con l’accordo che gliel’avrebbe pagata quando avesse potuto.
Poco tempo dopo arrivarono gli americani e i partigiani, e mio nonno chiese che gli dessero un fucile: voleva andare a trovare il repubblichino che gliel’aveva sequestrata, e farlo fuori. Fortunatamente nessuno acconsentì alla richiesta: magari se l’avesse fatto io non sarei esistito.
Con gli occhi di oggi è una barbarie e, ripeto, mio nonno non è un pazzo criminale, il che mi fa pensare che per quanto ci sforziamo, noi non riusciamo a capire appieno la situazione particolare di quegli anni.
marzo 10th, 2008 at 10:53
Sono d’accordo, come possiamo capire come ci si sente ad avere davanti un uomo che ci priva di ogni mezzo di sostegno, uno che ci avrebbe uccisi a sangue freddo?
E’ come capire la fame, non avendola provata.
marzo 17th, 2008 at 17:29
gia