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La nuova legione straniera

giovedì, marzo 15th, 2007

Le forze armate statunitensi rimangono ferme sulla posizione di non arruolare, ed eventualmente di cacciare, soldati e soldatesse gay. Le motivazioni ufficiali sono state diverse nel corso del tempo: si è detto che il personale gay avrebbe messo in pericolo la coesione delle unità, si è detto che l’esercito non può avallare condotte immorali e anche che parlare di questi problemi avrebbe abbassato il morale delle truppe e di conseguenza indebolito lo sforzo bellico nella War on Terror.

Poi s’è anche detto che il semplice essere omosessuali non comporta nessuna sanzione, che scatta solo in caso di condotta omosessuale. Peccato che la nozione di condotta sia piuttosto ampia: per esempio, dichiararsi gay è già sufficiente.

Un bell’articolo di Slate analizza queste arrampicate sugli specchi da parte degli stati maggiori USA, fornendo anche le cifre sul personale gay che è stato allontanato dalle forze armate. Al di là di ogni considerazione morale, forse cacciare via tanta gente non è una bella idea, in un periodo di dispiegamento massiccio di truppe. Tant’è che lo Zio Sam s’è dovuto inventare il Moral Waiver System, cioè una via che tramite varie eccezioni consente di reclutare anche gli ex-carcerati.

The Palm study should be required reading for Pace, so he can explain why gay counterintelligence officers are too immoral to serve in the military, while it made sense to admit Pvt. Steven Green, a high school dropout with three criminal convictions and a history of substance abuse who is charged with the rape and killing of an Iraqi family in Mahmudiya, Iraq. Green was enlisted through a moral waiver.

Mi rendo conto che prendere un singolo caso è un po’ da paraculi, ma resta il fatto che non è chiaro perché un gay non può entrare nell’esercito e un ex-carcerato sì.

Slate