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Sportività soggettiva

Negli sport professionistici americani vige una regola non scritta, cioè quella di non infierire quando è chiaro che l’avversario si è arreso. Quando la vittoria è ormai al sicuro, è buona norma inserire le riserve e giocare col motore al minimo.

Il (presunto) mancato rispetto di questa regola è stata una delle cause della rissa scoppiata al Madison Square Garden. Nell’occasione molti giornalisti hanno sottolineato la mancanza di sportività dei Nuggets, che a poco più di un minuto dal termine avevano ancora in campo i titolari.
Per chi mastica di rugby il contrasto è evidente: nella palla ovale il concetto è esattamente l’opposto, cioè il rispetto per l’avversario si manifesta caricando a testa bassa fino al fischio finale (gli All Blacks ci batterono 101 a 3 nel 1991).

Ma anche lasciando perdere le mie personali simpatie per il rugby, la prassi americana mi sembra, per usare un semplice eufemismo, una grossa stupidaggine. 

Certo, un allenatore è libero di giocare al risparmio se lo ritiene opportuno: un infortunio al quarterback titolare, poco prima dei playoff, può essere devastante. Ma deve essere una scelta dell’allenatore, e non dei giornalisti, dei telecronisti o dell’allenatore avversario.

Inoltre, qual è il limite oltre il quale la condotta diventa antisportiva? In altre parole, dove si traccia la linea tra l’evitare di buttare al vento un vantaggio acquisito e la presa in giro dell’avversario? Tornando all’esempio della rissa, i commenti sarebbero stati gli stessi se sull’orologio fosse stato scritto 2:15 invece di 1:15? E se fosse stato 3:15, o 4:15? Dove si tira la riga o, in mancanza di requisiti oggettivi, chi decide dove tirarla?

Se non ci fossero il pubblico pagante e i telespettatori si potrebbe dare la possibilità ad una squadra di ritirarsi, spostando così l’onere di decidere se la gara è fuori portata sull’allenatore in svantaggio. Ma è evidente che l’opzione non è praticabile, quindi l’unica soluzione è quella di lasciare agli allenatori il compito di vincere la partita utilizzando i giocatori e le tattiche che vogliono.

Per chi volesse approfondire, il concetto di giocare per infierire viene chiamato running up the score negli USA, e wikipedia ne dà un’esauriente spiegazione.

7 Responses to “Sportività soggettiva”

  1. Nandina Says:

    Rispetto per l’avversario è non umiliare.
    Cos’è più umiliante, perdere con un forte distacco a fine partita ma con le due squadre che si sono affrontate giocando al loro meglio fino in fondo, trattandosi da pari, o perdere con un distacco inferiore ma con un avversario che ti ha lasciato recuperare un po’ per darti un contentino?

    Insomma, anche a me pare una stupidaggine (perchè non la applicano anche alle regole del libero mercato? ;-P)

  2. john Says:

    Completamente d’accordo

  3. Arturo Says:

    Un avversario si deve battere, sconfiggere, non umiliare. Nel Football Americano c’è una regola, che impone la sospensione della gara per “manifesta superiorità”. Noi veniamo da un’altra cultura e per questo ciò ci sembra stupido, ma in realtà non lo è.

  4. yorker Says:

    La regola della manifesta superiorità, o “mercy rule”, non mi risulta che si applichi al football professionistico, e nemmeno a livello di college. Credo che esista dalla high school in giù, e comunque non in forma di sospensione della partita. Comunque se questa regola fosse in vigore avrebbe più senso, perché fisserebbe un limite. Invece nella situazione attuale non c’è un criterio oggettivo per stabilire che un allenatore sta oltrepassando il limite del “running up the score”.

  5. john Says:

    Nella lotta graco romana c’è questa regola ai livelli più alti, Maenza ci ha vinto un oro così

  6. Arturo Says:

    Neanche io ricordo quando è stata applicata l’ultima volta, però nel regolamento NFL (oltre 600 norme) c’è ancora. Potrei mandare una E-mail a Bebo Nori però, sempre che ce l’abbia un indirizzo E-mail!! :)

  7. prostata Says:

    “Noi veniamo da un’altra cultura e per questo ciò ci sembra stupido, ma in realtà non lo è.”

    Ehm, Arturo, segui ogni tanto il campionato di calcio nostrano? :D
    No, perché la “prassi americana”, in realtà è anche italiana: Spalletti a momenti veniva crocifisso per il 7 a 0 sul Catania, e tutti sanno che sul 3-0 ci si “ferma”.
    Io invece sto con il rugby (e lo spettacolo). :P

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