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Pagando Beckham

David Beckham approda ai Los Angeles Galaxy con un contratto spropositato anche per gli standard statunitensi. Sembra un salto indietro nel tempo, quando la North American Soccer League (oggi Major League Soccer, MLS) era arrivata a reclutare addirittura Pelè.

All’epoca si pensava che l’arrivo di grandi campioni potesse far compiere il salto di qualità al soccer, sbloccando una situazione che vedeva lo sport molto diffuso ma solo fino alla high school, dove poi cedeva il passo a football, baseball e basket. L’esperimento non riuscì, e se il soccer è cresciuto lo si deve principalmente ai risultati (seppur modesti) della nazionale e alla lungimiranza della lega che ha cercato di spedire i giocatori migliori in Europa a farsi le ossa.

Ora sembra che da quelle parti ci stiano riprovando. Dalla stagione 2007 la MLS ha introdotto la regola del Designated Player, subito ribattezzata Beckham Rule, che consente alle squadre di scegliere un giocatore e metterlo sotto contratto senza che questo conti per il limite del tetto salariale. Senza più limitazioni sulla cifra dell’ingaggio, anche i club statunitensi potranno competere per le grandi star, e la dimostrazione si è avuta immediatamente.

Sia Slate che il New York Times pensano però che la mossa sia sbagliata, e che faccia più male che bene.

Wikipedia, MLS, Slate, NYT 

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