Cricket for dummies
Dopo aver tentato di rendere digeribile il football americano, mi avventuro in una missione ben più ardua: spiegare il cricket al popolo, come direbbe il blog vicino di casa.
Questa volta però ho dalla mia una maggiore conoscenza della materia.
Uno sguardo in generale: il cricket assomiglia vagamente al baseball, di cui è nobile progenitore. Come nel baseball, infatti, prima una squadra gioca in difesa e tenta di eliminare i battori avversari, mentre l’altra cerca di fare punti battendo. Poi si scambiano i ruoli e chi batteva va in difesa e viceversa. Alla fine chi fa più punti vince.
Il campo: è ovale e grande all’incirca quanto due campi di calcio, ma il cuore dell’azione si svolge al centro su un corridoio di erba ben rasata largo un paio di metri e lungo una ventina, detto pitch.
Alle due estremità del pitch si trovano due porte (wicket) che sono in realtà tre paletti (stumps) alti un metro e conficcati nel terreno. La distanza tra i paletti è tale che la palla non possa passare attraverso il wicket, e la larghezza totale è di un paio di spanne. A completamento del wicket ci sono due piccole assicelle di legno (bails) appoggiate sopra agli stumps. La rimozione anche di uno solo dei due bails fa sì che la porta si consideri rotta (wicket is down, oppure breaking the wicket).
Perché il wicket venga rotto correttamente, deve essere colpito direttamente dalla palla (lanciata ovviamente da un difensore) oppure dalla mano di un difensore, purché la mano stia impugnando la palla. La rottura del wicket è un concetto che tornerà molto spesso, perché è strettamente legato all’eliminazione dei battitori.
Di fronte a ogni wicket, a una distanza di poco più di un metro (quattro piedi) è tracciata una linea chiamata popping crease. Anche questa è molto importante, perché fino a che il battitore rimane dietro a questa linea si considera “nel proprio territorio”, mentre se va fuori ha più possibilità di essere eliminato. Più avanti capiremo meglio questo discorso.
Le squadre: ogni squadra è formata da 11 giocatori. Poiché, come visto prima, una squadra si trova sia a battere che a difendere, tutti gli 11 giocatori dovranno svolgere entrambi i ruoli. Due sono i ruoli che spiccano e che vedrete indicati anche nelle formazioni o nei resoconti delle partite: il capitano (detto anche skipper) e il ricevitore (wicket-keeper). In realtà il capitano non fa niente di diverso dagli altri, però è quello che prende le decisioni per tutta la squadra. A ben vedere, e a differenza di quasi tutti gli altri sport, il capitano è anche colui che sceglie la formazione da mandare in campo, decide l’ordine di battuta, sceglie il piazzamento dei difensori, programma la rotazione dei lanciatori. Questo in campo. Fuori dal campo, è quello che va alle conferenze stampa e quello che partecipa alle riunioni con i vertici delle federazioni internazionali.
Le sostituzioni sono un evento raro, e avvengono solo in caso di infortunio.
“ma sono tutti vestiti di bianco, come distinguo le squadre?” “quelli con la mazza sono della squadra che batte, gli altri no” “non hanno nemmeno i numeri! come li riconosco?” “dalla faccia”
Come inizia la partita: il capitano della squadra che difende sceglie un lanciatore con cui iniziare, e costui sceglierà da quale delle due estremità del pitch vuole lanciare. Il ricevitore si sistemerà ovviamente all’altra estremità , dietro al wicket.
Gli altri 9 difensori si sparpaglieranno per il campo, seguendo le indicazioni del capitano.
L’altra squadra manda in campo due battitori: ognuno si sistemerà ad un’estremità del pitch, ma con una differenza. Mentre quello situato allo stesso estremo del lanciatore può mettersi più o meno dove crede, l’altro (che essendo all’altra estremità sarà quello su cui il lanciatore lancerà ) si metterà di fronte al wicket, all’incirca all’altezza del popping crease, in modo da fare non lasciare il wicket esposto.
“guarda che ce ne sono altri due: chi sono?” “sono gli arbitri. Si distinguono perché hanno i calzoni neri. Ma lasciamoli perdere per ora”
Insomma la situazione è questa: da un lato c’è il lanciatore e dalle sue parti c’è il battitore inattivo; di fronte, a 22 yard di distanza, c’è il battiore attivo che cerca di difendere il wicket, e dietro al wicket c’è il ricevitore.
“sì, ma si inizia o no?” “con calma, che la partita dura cinque giorni”
Il lanciatore prende la rincorsa e lancia la palla (il movimento è particolare: essendo proibito piegare il gomito, il braccio del lanciatore descrive un arco sopra alla testa col braccio, facendolo passare vicino all’orecchio) verso il battitore. A questo punto possono verificarsi diversi casi:
- il battitore manca la palla e la palla rompe il wicket: battitore eliminato (ci sono vari tipi di eliminazione: questa si chiama bowled)
- il battitore manca la palla (o la lascia passare volontariamente) ma questa non colpisce il wicket e finisce in mano al ricevitore: non succede nulla “come nulla?” “Nulla. Altrimenti come farebbe a durare cinque giorni?”
- il battitore colpisce la palla: i due battitori possono correre per scambiarsi di posto. Ogni volta che si scambiano segnano un punto. Possono andare avanti all’infinito, ma se un wicket viene rotto mentre il battitore non è nel suo terreno (cioè dietro al popping crease) il battitore è eliminato (run out)
- il battitore colpisce la palla e la manda fuori dal campo senza che tocchi terra: si segnano 6 punti, senza bisogno di correre e scambiarsi di posto. Se invece la palla tocca terra prima di uscire (ai bordi del campo non c’è nessuna sponda stile baseball, è tutto piatto), sono 4 punti.
- il battitore non colpisce la palla, ma il ricevitore non la prende: la palla va per la sua strada e i battitori sono liberi di tentare di scambiarsi di posto
- il battitore colpisce la palla, che viene presa al volo da un difensore: battitore eliminato (caught). Questo vale anche se il battitore sfiora la palla, che poi finisce tra le mani (che sono guantate) del ricevitore.
- il battitore non colpisce la palla, che gli sbatte addosso (tipicamente sulle gambe – che infatti sono protette): qui la regola è un po’ complicata, comunque se l’arbitro giudica che se non ci fosse stata la gamba la palla avrebbe rotto il wicket, allora il battitore è eliminato (Leg Before Wicket, di solito abbreviato in lbw)
- il battitore manca la palla ma nell’effettuare il colpo esce dal popping crease: se il wicket keeper prende la palla e rompe il wicket mentre il battitore è ancora fuori, lo elimina (stumped)
- il lanciatore lancia la palla in modo che passi troppo lontano dal battitore: l’arbitro chiama un wide, viene segnato un punto e la palla non viene contata ai fini dell’over (cioè se viene lanciato un wide l’over si concluderà con sette lanci e non sei)
- il lanciatore commette qualche altro tipo di fallo: l’arbitro chiama no ball e viene segnato un punto, a meno che il battitore non decida di battere comunque la palla. In questo caso non può essere eliminato, tranne che tramite run out.
Il sistema dei punti e delle eliminazioni è tutto qui. In realtà ci sono altri tre tipi di eliminazione, ma sono piuttosto rari ed è inutile trattarli. Sappiate solo che riguardano l’interferenza e la perdita di tempo.
Dopo che il lanciatore ha effettuato sei lanci in una direzione, il gioco si interrompe. Questa serie di sei lanci si chiama over, e infatti l’arbitro dopo il sesto lancio dice “over”. Da qui le varie battute su chi assiste per la prima volta ad una partita, sente dire “over” ma in realtà non è finito nulla, si è solo all’inizio.
Al cambio dell’over il capitano sceglie un nuovo lanciatore (non è consentito lanciare due over consecutivi) che lancerà dall’estremità opposta rispetto a quello di prima. Dato che cambiano i punti da cui la palla viene lanciata e battuta, anche i difensori in campo si disporranno diversamente. Invece i due battitori rimangono dove sono. “Quindi se io nell’ultimo lancio dell’over batto e mi scambio una sola volta, mi troverò a battere di nuovo?” “Proprio così. Infatti se la coppia di battitori è sbilanciata, cioè c’è uno bravo e uno no, quello bravo cercherà sempre di correre un numero dispari di corse sull’ultimo lancio, in modo da ritrovarsi a battere all’over successivo: si dice tenere lo strike”
Quando un battitore viene eliminato ne viene mandato dentro un altro, e così via fino a che ce ne sono. Quando sono rimasti solo i due in campo, e uno dei due viene eliminato, la squadra che batte ha finito il suo compito. Si dice che è finito un innings (con la esse anche al singolare, non chiedetemi perché).
A questo punto si fa una lunga pausa, poi si rientra in campo con le squadre a ruoli invertiti.
In linea di massima questa è la struttura del gioco. Ma per capire a fondo, ci sono ancora alcune precisazioni da fare.
“solo gli inglesi potevano inventare ‘sta roba” “su questo hai ragione”
Ci sono due distinte forme di cricket a livello internazionale. Una è quella chiamata Test Match, l’altra quella chiamata One-Day International (ODI).
I Test si giocano come si giocava in origine il cricket. La partita ha un limite temporale di cinque giorni, e ogni squadra gioca due innings. Prima batte A, poi batte B, poi ancora A e infine B. Nel momento in cui la squadra che batte per ultima supera il totale dei punti fatti dall’altra ha chiaramente vinto.
Ma se invece fa meno punti dell’altra, non è detto che abbia perso.
“ma checcazzo stai dicendo?” “abbi pazienza e te lo spiego”
La squadra che batte per prima deve, nell’ultimo innings, eliminare tutti i battitori. Se si limita a fare più punti, ma lascia una coppia di battitori in campo al termine dei cinque giorni, allora la partita finisce in pareggio, anzi in un draw. Esiste anche un altro tipo di pareggio, chiamato tie, in cui le squadre si trovano in parità di punti quando viene eliminato l’ultimo battitore. Ma questo evento è capitato una sola volta nella storia dei Test Match.
Ne consegue che se la squadra che batte per prima fa molti punti, ma impiega anche molto tempo a farli, non avrà poi il tempo materiale per eliminare 10 battitori dell’altra squadra. E’ per questo che il capitano ha la facoltà di chiudere l’innings della propria squadra anche se ha ancora battitori a disposizione.
Si dice che dichiara (declare), e l’innings finisce lì. Capire quando è il momento giusto per dichiarare è una delle doti migliori di un capitano: se si dichiara troppo presto, si rischia di lasciare troppo tempo all’altra squadra per segnare punti; se si dichiara troppo tardi, si rischia di non avere il tempo di finire lo “sporco lavoro”.
Inoltre se la squadra che batte per seconda rimane a più di 200 punti (che poi si chiamano runs) di distacco dalla prima, il capitano della prima può chiedere all’altro di battere ancora (follow on), facendo così saltare l’alternanza.
Gli ODI invece si giocano in un giorno solo, e la durata della partita non è più a tempo ma a numero di over lanciati. Normalmente si gioca un solo innings per squadra, e questo innings dura 50 over.
In questa forma di cricket le squadre normalmente non sono vestite di bianco (“era ora!” “silenzio”) ma indossano degli orrendi pigiami colorati.
Soprattutto, negl ODI non esiste il draw: chi fa più punti, vince.
Questo è tutto, per quanto riguarda la spiegazione.
Prossimamente torneremo sull’argomento e vedremo i vari tipi di lancio, gli aneddoti, i cricketer famosi e parleremo anche di quella volta in cui una partita rischiò di far saltare le relazioni diplomatiche tra Australia e Inghilterra.
marzo 7th, 2005 at 16:16
Una sola precisazione: alcuni sostengono che in realtà la squadra in “attacco” è quella che lancia, mentre i battitori “difendono” il wicket…
PS Breve ma “intenso” l’intervento di oggi a Condor…
marzo 8th, 2005 at 19:06
Sì, è vero. Infatti spesso le cronache parlano di “attack” riferendosi alla pattuglia dei lanciatori.
E’ che non volevo esagerare nel confondere le idee.
marzo 9th, 2005 at 09:41
Prendo atto con piacere della competenza di tutti gli intervenuti, invitando chi volesse saperne di più a visitare il sito della Federazione Cricket Italia http://www.crickitalia.org