Pensieri e commenti su internet e su altre cose che mi stanno intorno

La parte interessante della geografia

gennaio 25th, 2012

Se siete appassionati di confini, mappe e stranezze geografiche allora non potete perdervi il blog Borderlines, tenuto da Frank Jacobs sul New York Times. L’isolotto che vedete nell’immagine è Pheasant Island, la cui sovranità è assegnata per sei mesi alla Francia e per i restanti sei alla Spagna, senza che peraltro nessuno possa mettere piede sull’isola. Altri articoli recenti riguardano le varie Guyana, la linea di demarcazione turco-cipriota, Gibilterra (e dintorni), enclave ed exclave.

Borderlines

Pensierino di metà mattina

gennaio 24th, 2012

Riflettevo sul fatto che gli unici negozi ad avere le vetrine schermate sono le pompe funebri e i sexy shop. Morte e sesso. Qualcosa vorrà dire, solo che non so cosa.

Postcard from heaven

novembre 24th, 2011

Arriviamo a Honolulu a mezzanotte. Abbiamo alle spalle cinque ore di viaggio ma soprattutto abbiamo nelle ossa il clima umido e freddo di San Francisco. Ancora attesa per le valigie, ancora aria condizionata a manetta. Prendiamo i bagagli e usciamo; cerchiamo i taxi, cerchiamo le navette per gli alberghi.

Poi ci fermiamo. La sera è tiepida e profumata. Ci guardiamo e abbiamo lo stesso pensiero: puntiamo una panchina lì fuori, ci sediamo e lasciamo che la fretta e il freddo se ne vadano insieme al fumo di pipa e sigaretta. Al trasferimento in città pensiamo un’ora dopo, quando decidiamo di muoverci.

E poi ti rendi conto che un momento che sembrava insignificante te lo ricordi ancora a distanza di un anno e mezzo.

Da Sanremo a Seattle/2

settembre 22nd, 2011

Alex Liddi ce l’ha fatta. Giusto un paio di settimane raccontavo di come avrebbe potuto diventare il primo italiano “vero” a giocare nella MLB, e pochi giorni dopo è arrivato il debutto. Un paio di di giorni fa Liddi ha battuto il primo fuoricampo, e la sera successiva ne ha battuto un altro.

The Yorker, MLB.com, Seattle Post Intelligencer

Da Sanremo a Seattle

settembre 5th, 2011

Per la prima volta nella storia, un italiano potrebbe arrivare a giocare nella MLB, il campionato americano di baseball. A dire la verità qualcuno c’era già stato (sette in tutto) ma erano italiani per modo di dire, essendosi trasferiti in America da bambini, quasi tutti all’inizio del secolo scorso.

L’italiano in questione, invece, è Alessandro Liddi, nato e cresciuto a Sanremo. La storia è semplice: dopo essersi messo in mostra nelle giovanili dell’Italia, Liddi è stato messo sotto contratto dalla squadra di Seattle quando aveva 17 anni, e tuttora fa parte dell’organizzazione dei Mariners, anche se al momento non è in prima squadra ma nei Tacoma Rainiers, la squadra satellite che gioca nel livello immediatamente sotto alla MLB.

Però dal 1° settembre il regolamento MLB consente di allargare le rose, portandole dai normali 25 componenti fino a 40. Molte squadre sfruttano questa possibilità per avere qualche arma in più nella lotta per i playoff oppure per testare qualche giovane e fargli assaggiare l’atmosfera della major league. Liddi si sta comportando molto bene nei Rainiers, quindi una chiamata in prima squadra è più che probabile.

The Seattle Times

Alla fine del giorno (this is my land)

agosto 10th, 2011

Prima l’autostrada, per separarsi dall’ufficio e dal lavoro: via, veloci, tutto chiuso e aria condizionata accesa e strada tutta dritta che chiede solo di essere lasciata alle spalle.

Poi il casello, la strada che si fa più stretta e che pian piano sale in collina. E allora basta aria condizionata, tutto spalancato a far entrare l’aria finalmente fresca che gonfia il cuore, e il piede che allenta la presa sull’acceleratore, per gustare le curve e i panorami e il sole già basso ma ancora tiepido.

Bentornato a casa.

Passioni incrociate

agosto 5th, 2011

La letteratura sportiva mi appassiona in modo particolare. Ancora di più, come ho già avuto modo di dire, mi appassionano i giochi da tavolo. A dirla tutta la mia passione per i giochi è iniziata intorno ai 10 anni proprio con i giochi di simulazione sportiva, e il problema principale era naturalmente trovare qualcuno altrettanto impallinato con cui giocare (“Dai, vieni a casa mia che giochiamo a football americano sul tavolo della cucina. E’ divertente, e in un pomeriggio magari riusciamo anche a fare un quarto di partita” “Non posso, ho judo”). La passione è rimasta, e nel tempo ho accumulato un discreto numero di giochi ad argomento sportivo, dal cricket (naturalmente) al calcio alla corsa delle bighe.

Tutto questo per dire che Michael Weinreb, giornalista sportivo, ha pubblicato su Grantland un articolo in cui racconta della sua infatuazione giovanile per Statis Pro Baseball, il gioco della Avalon Hill (sempre sia lodata) dedicato alla simulazione del baseball, nonché alla nascita del gioco e al suo eclettico autore. Mi rendo conto che qui siamo alla nicchia della nicchia.

Grantland

No service, no tip

agosto 2nd, 2011

Capisco (si fa per dire) la frenesia dei giornali nel voler arricchire la notizia, però francamente non si capisce perché David Cameron avrebbe dovuto lasciare la mancia a una cameriera che gli ha detto che era troppo occupata per servirlo. Poi vorrei anche vedere chi, anche se servito regolarmente, lascia la mancia per due cappuccini e un caffè.

The Telegraph, La Stampa

Salva la talpa, salva il libro

giugno 22nd, 2011

La digitalizzazione dei documenti cartacei, come ben sa chiunque abbia usato l’OCR, si porta dietro un buon numero di errori. Correggere gli errori è un’attività intrinsecamente noiosa. In Finlandia hanno pensato che si potesse renderla più divertente, e ci sono riusciti.

La National Library of Finland si è affidata a Microtask, giovane società specializzata nella ludificazione (o come caspita volete tradurre gamification), la quale ha creato un paio di giochini in cui si devono salvare alcune talpe mediante la correzione o l’identificazione di parole scannerizzate.

Ne parla ampiamente, riportando altri esempi di gamification, la BBC.

Digitalkoot (versione inglese), BBC

Scappo dalla città

giugno 22nd, 2011

Negli anni ’50 molte persone migrarono dalla campagna greca alle città (Atene, fondamentalmente). Ora, con l’economia che è quella che è, pare che stia iniziando un movimento contrario, soprattutto da parte dei giovani. La campagna offre maggiori possibilità di reimpiego rispetto alla città; non si diventa ricchi ma si sta a galla. Inoltre, sopravvivere per sopravvivere, meglio chiudere la giornata su una terrazza di fronte alle colline. Chi ha la possibilità, quindi, fa un pensierino al ritorno al paese da cui i genitori o i nonni sono venuti via.

Ne ha scritto il quotidiano Die Welt, ma dato che non conosco il tedesco l’ho scoperto tramite Worldcrunch che ha tradotto l’articolo.

Worldcrunch