febbraio 26th, 2010
Troppo spesso, nella polemica sull’opportunità di far pagare la fruizione dei contenuti giornalistici online, si fa finta di non sapere che non tutti i contenuti sono uguali: ci sono rilanci di comunicati stampa che preferirei non vedere nemmeno gratis e articoli che, da soli, valgono il prezzo del biglietto.
Tra questi ultimi segnalo il lungo articolo in cinque parti che Slate dedica alla cattura di Saddam e all’utilizzo, ai fini della cattura, delle reti sociali (nell’accezione sociologica del termine). Da segnalare anche che il prezzo del biglietto, in questo caso, è zero.
Slate (il link è al primo articolo, gli altri sono a seguire)
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febbraio 25th, 2010
Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con i social network se ne sarà già accorto, ma ora se ne accorge anche il New York Times: c’è sempre più gente che commenta via internet, assieme ad altri utenti, ciò che vede in tv. E’ il water-cooler effect, che da noi potrebbe chiamarsi effetto macchinetta del caffè.
Si tratta di una convergenza inattesa e insperata tra internet e tv, dopo che avevano tentato inutilmente di convincerci che navigare in internet dal televisore del soggiorno fosse una figata.
New York Times
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febbraio 15th, 2010
Post lungo, ma è possibile che ne valga la pena (me la suono e me la canto)
Conoscete i giochi da tavolo? Nominatene almeno quattro.
Se avete detto Monopoli, Risiko, Taboo e Pictionary, sappiate che là fuori c’è un mondo che vi aspetta. No, dico davvero.
Se invece avete detto Agricola, Bang!, Carcassonne e Ticket to Ride allora questo post non è per voi. Se ci tenete a leggerlo fate pure, ma tenete a mente che non è stato scritto per voi. Leggi il resto »
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febbraio 5th, 2010
Domani si parte per una settimana a Cuba. Itinerario non definito, anche se in una settimana non c’è molto da sbracare: sicuramente L’Avana, poi Trinidad. Per il resto zaino in spalla a seguire l’ispirazione del momento.
Ci risentiamo.
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febbraio 3rd, 2010
Prima che qualcuno tenti di inventare nuovi e arditi sistemi per contrastare l’utilizzo delle bestemmie sui campi da calcio, farei sommessamente notare che questo passaggio del Regolamento:
Un calciatore deve essere espulso (cartellino rosso) dal terreno di giuoco quando commette uno dei sette
falli seguenti:
[...]
6) usare un linguaggio offensivo, ingiurioso o minaccioso.
dovrebbe servire egregiamente allo scopo. Se invece vogliamo aggiungere dieci nerbate da infliggere a centrocampo, allora vabbe’.
Corriere della Sera, Calciatori.com
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gennaio 25th, 2010
A giugno dicevo che Timothy Egan, del New York Times, non vedeva di buon occhio il procuratore Mignini, capo accusatore nel processo per l’uccisione di Meredith Kercher. Diceva che non è uno stinco di santo e che ogni tanto usa metodi un po’ bruschi per farsi dar ragione. Ora Mignini è stato condannato per abuso d’ufficio, per fatti relativi a indagini svolte sul mostro di Firenze. L’ANSA ha dato la notizia, ma da una breve occhiata non l’ho vista riportata dai quotidiani principali.
JimMomo, via Wittgenstein
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gennaio 22nd, 2010
Se gli utenti di RockYou sono un campione significativo, allora la gente non prende molto sul serio la sicurezza delle password. La password più utilizzata sul sito è 123456, e bastano 639 password per coprire il 10% degli utenti.
Questi dati sono stati estrapolati dalla società Imperva dopo che, a causa di un attacco hacker, una lista di 32 milioni di account con relativa password era stata pubblicata su internet. Il tutto è stato poi sintetizzato in un articolo del New York Times.
New York Times
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gennaio 14th, 2010
Di tic linguistici ce ne sono tanti, e smontarli tutti è un’operazione che ricorda lo svuotamento del mare col secchiello, ma brevemente: “entro e non oltre” non ha senso. Se è entro non è oltre, e viceversa.
Ecco, l’ho detto. Ora non c’è più niente da vedere. Forza, circolare.
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gennaio 12th, 2010
Harry Reid ha detto la parola “negro”. Apriti cielo. Slate, lungi dal voler giustificare la scelta della parola, ne traccia la storia dell’utilizzo e della relativa accettabilità. Come spesso accade, l’offesa (o mancanza di ) sta nella bocca di chi pronuncia la parola.
Slate
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dicembre 23rd, 2009
Me ne sono accorto quasi per caso: esattamente sette anni fa nasceva The Yorker. Dopo qualche cambio di hosting, di piattaforma e di template, siamo ancora qui.
Ora i post sono meno frequenti, più lunghi e contengono meno link, ma siamo ancora qui.
Nel frattempo mi sono sposato, ho cambiato due case e due città ma siamo ancora qui.
Cazzo, non trovo più l’uscita.
Internet Wayback Machine
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