Pensieri e commenti su internet e su altre cose che mi stanno intorno

A casa, per ora

settembre 3rd, 2010

In attesa che Scotland Yard completi le indagini, l’ICC (il corrispondente della FIFA per il cricket) ha deciso di sospendere i tre giocatori pakistani coinvolti nello scandalo delle scommesse truccate. Il trucco sta nel favorire determinati eventi, che vengono messi nel giro delle puntate dai bookmaker. E’ come se nel calcio qualcuno scommettesse sul fatto che nel primo minuto di gioco ci sarà una rimessa laterale.

E l’esempio non è campato in aria: un anno fa l’ex attaccante del Southampton Matt Le Tissier dichiarò di aver calciato deliberatamente la palla verso la linea laterale subito dopo aver battuto il calcio d’inizio, in modo da vincere la scommessa che lui stesso aveva piazzato. Solo che un compagno, ovviamente ignaro della scommessa, ha salvato la palla e Le Tissier è stato costretto a correre e partecipare all’azione in modo da buttarla finalmente fuori e limitare i danni.

Questo genere di scommesse, effettuate su eventi marginali, si chiama spot-fixing. Data la natura degli eventi, questi ultimi sono facilmente manipolabili dai protagonisti ed è estremamente difficile capire se qualcuno sta barando.

Cricinfo, BBC News, Cricket.co.uk

Cose che si perdono a causa di partenze frettolose

agosto 20th, 2010

A quanto pare in viaggio abbiamo la tendenza a scoprire le cose in ritardo. Tramite questo sito scopro infatti che siamo stati in diversi posti in cui hanno girato Lost. Che dire? Toccherà tornarci, stavolta consapevoli.

Lost Virtual Tour

Gold Country

agosto 19th, 2010

Lasciamo San Francisco di domenica sera con in testa, come sempre, solo un accenno di programma. Però sappiamo che per arrivare alla Gold Country dobbiamo puntare verso Sacramento e il pensiero corre naturalmente alla famiglia Bradford. Poco dopo aver abbandonato l’ultima delle infinite ramificazioni della baia, notiamo una cosa particolare: i cartelli che segnalano se nei pressi della successiva uscita si troveranno cibo, alloggio e carburante. Iniziamo a essere stanchi, quindi all’ennesimo “Lodging Next Exit” usciamo e ci troviamo di fronte a un Motel Super 8. La parola motel è utilizzata per indicare strutture ben diverse dalle nostre: ci troviamo infatti in un albergo in cui la stanza costa 49 dollari ma c’è la televisione, l’aria condizionata, due lettoni, il frigo e fuori c’è un piccolo giardino con piscina. Piccola parentesi: la piscina non è sorvegliata e, a parte le chiusure per la pulizia, è aperta anche di notte; può essere pericoloso, ma il ragionamento è che se si viene avvisati e se non si mette a rischio il prossimo, allora liberi tutti. Noi invece decidiamo di mandare la Guardia Costiera per evitare che la gente faccia il bagno sotto a una scogliera che sta praticamente ancora franando, come se non fosse sufficiente un cartello che avvisi del pericolo. Chiusa parentesi.

Al mattino riprendiamo il viaggio verso la Gold Country, il luogo da cui è partita la corsa all’oro in California, il luogo che ha dato la speranza ai circa trecentomila 49ers (nel senso di arrivati nel 1849 – da qui il nome della squadra di football) arrivati da ogni dove in cerca di una rapida fortuna. Fortuna che in realtà trovarono in pochi, dato che il filone si esaurì abbastanza velocemente e quelli che realmente si arricchirono non furono i cercatori ma i venditori di attrezzatura. Una sorta di bolla ante litteram, insomma, che però ebbe un impatto devastante (anche in senso letterale, a seguito dell’utilizzo di tecniche di estrazione particolarmente invasive) su queste terre. Demografia, geologia, economia, leggi e politica subirono una trasformazione improvvisa che negli anni ha portato la Northern California a essere quello che è oggi. Probabilmente la voglia di sperimentare, di cambiare, l’apertura alle novità e la velocità nel recepire i cambiamenti  sono oggi la spinta residua di quel botto iniziale del 1849.

Quel che rimane di tangibile è una città fantasma, Coloma, situata a poche centinaia di metri da dove fu scoperta la prima pepita. Paradossalmente è più facile immaginare la vita quotidiana in un sito archeologico che non in una città fantasma di 150 anni fa: le strutture sono troppo simili alle nostre, e quello che percepiamo è semplicemente un paesino deserto; mentre chiudendo gli occhi nel Colosseo si riesce a immaginarlo stracolmo di gente, qui la fantasia non riesce a decollare.

Decidiamo di cambiare stimolazione e di passare a gusto e olfatto, puntando il muso della macchina verso la Wine Country.

Acqua calda, lo so

agosto 16th, 2010

Mettiamo pure che tutto quello che il Giornale dice su Fini, sulla casa di Montecarlo, sulla compagna e il cognato sia vero. Mettiamo che davvero abbiano fatto uno scoop. La faccenda però risale all’anno scorso, quindi il fatto che il dossier sia stato tenuto nel cassetto come un’arma la dice lunga sull’onestà intellettuale di quei giornalisti e di quella redazione.

Il Giornale

San Francisco

agosto 10th, 2010

La prima cosa che notiamo uscendo dall’albergo a San Francisco è che fa un discreto freddo. La seconda cosa che notiamo è un tram milanese. Per carità, sapevamo che qualcuno era in circolazione, però trovarsene subito davanti uno fa un po’ impressione. La città è abbastanza piccola, eppure ogni quartiere è un mondo a parte, spesso con un clima a parte (si dice che San Francisco sia la città delle quattro stagioni in una giornata). I confini non sono netti, a parte forse a Chinatown, eppure ad un certo punto ci si rende conto di essere in un posto completamente diverso.

Più che nelle cose da vedere, ci rendiamo conto che il bello sta proprio in questo, nella moltitudine di atmosfere che si attraversano nello spazio di pochi chilometri: il trappolone turistico (ma dichiarato, quindi sostanzialmente onesto) di Fisherman’s Wharf, il downtown in miniatura di Union Square, l’alternatività di Mission, le enclave di Chinatown e Japantown, l’oasi gastronomica del Ferry Building, i polmoni verdi sparsi qua e là e le onnipresenti colline. Sono pochi i luoghi che visitiamo in senso tradizionale (col biglietto d’ingresso, per capirci): più spesso gironzoliamo per strade e piazze guardandoci intorno e anche all’insù.

E, a proposito di su e giù, i famosi colli di San Francisco sono veramente ripidi. Gli abitanti ormai ci convivono, sanno come parcheggiare la macchina evitando di ritrovarla nella baia e verosimilmente sanno quali zone evitare in bicicletta, a meno che non vogliano farsi esplodere i polpacci. Ma noi, provinciali nati e cresciuti nella bassa padana, siamo elettrizzati dalla pendenza e tentiamo in tutti i modi di fare una foto che renda l’idea. Ne verrà fuori una serie surreale di scatti a gradini, alberi, caviglie piegate e garage terrazzati, nel tentativo per lo più vano di catturare la forza di gravità in un’immagine.

Ci concediamo anche un giro a Sausalito, dopo aver attraversato il Golden Gate in bicicletta, e da lì capiamo il perché delle quattro stagioni in un giorno: mentre noi stiamo al sole e al caldo, dall’altra parte della baia San Francisco è nella nebbia, ma con il sole che la squarcia qua e là.

Resta il fatto che, complice l’estate e l’immaginario californiano, per noi c’è un freddo porcoebbastardo. Sarà quindi con grande soddisfazione che accoglieremo i 35 gradi e oltre della Gold Country. Questa però la racconto un’altra volta.

Un grande passo per l’umanità

agosto 6th, 2010

Colloquio tra due guardie giurate, stamattina al bancone qui sotto: “Beppe, mi fai vedere anche incolla? Perché io copia l’ho fatto, ma poi…”

Peccato che Maradona abbia smesso

agosto 4th, 2010

Pare che i NY Cosmos, alfieri della prima infatuazione statunitense per il calcio, stiano per rinascere.

Wikipedia, NY Times

Aloha

agosto 3rd, 2010

Siamo rientrati all’ovile. Non avevo scritto nulla perché la scelta e la prenotazione sono state fatte all’ultimo momento e in maniera laboriosa. Fatto sta che siamo andati a San Francisco, Wine Country e Hawaii.

Da tutto questo giro mi è rimasta in testa una domanda: perché, di tutte le catene di ristorazione che ci sono negli USA, ci siamo tirati in casa la più scamuffa?

E comunque Magnum P.I. non era un pirla.

C’è del marcio nell’hot dog

luglio 9th, 2010

E’ successo un casino all’eating contest del 4 luglio: il numero due del ranking, escluso dalla gara per questioni contrattuali, ha oltrepassato le transenne ed è saltato sul palco. Sono intervenuti i poliziotti che l’hanno arrestato.

Quello che una volta era partito come un semplice gioco, si è nel tempo trasformato in un affare a parecchi zeri, con tanto di sponsor e di major league. Slate aiuta a capire meglio le cose, evidenziando anche la contraddizione tra l’attenzione portata a comunicare i vantaggi di un’alimentazione sana e la glorificazione di chi ingurgita 68 hot dog in dieci  minuti.

A me sembra l’ennesimo segnale del rapporto sballato che hanno gli americani col cibo, nonché del desiderio di rendere tutto competitivo e schematico.

Slate

Dall’ovale alla sfera

luglio 5th, 2010

Questo mondiale mi ha fatto capire che il rugby avrebbe molto da insegnare al calcio, se solo quest’ultimo avesse voglia di ascoltare. Non parlo di fair play o di concetti generici, ma di specifici aspetti regolamentari e di procedura. Ecco quindi l’elenco delle cose che vorrei vedere importate dal rugby al calcio:

  • - il tempo semieffettivo e, soprattutto, trasparente. Il cronometro dell’arbitro è lo stesso visualizzato sul tabellone, e l’arbitro mostra chiaramente quando ferma il tempo (ad esempio per le sostituzioni, evitando così quelle dell’ultimo minuto); quando scade il tempo la partita è finita, e non c’è da reclamare per quanto recupero è stato dato;
  • - salvo casi rari di infortuni particolarmente gravi, i sanitari entrano in campo senza che il gioco si fermi. Se invece il gioco viene fermato per permettere i soccorsi, allora si ferma anche il tempo. In questo modo si eviterebbero sia i casi di gente che sta in terra solo per perdere tempo sia tutta la pantomima del “non si sono fermati nonostante l’uomo a terra” e dei palloni restituiti;
  • - in caso di proteste a seguito di una punizione, la punizione viene spostata in un punto più favorevole per chi la calcia. Però mi rendo conto che con l’andazzo attuale arriveremmo in porta senza nemmeno calciare la punizione;
  • - l’utilizzo delle immagini televisive per dirimere i dubbi dell’arbitro: niente da aggiungere, a ‘sto giro è come sparare sulla croce rossa.